lunes, 10 de marzo de 2014

mambo quotidiano

Tu devi sapere che a me piaciono le feste: mi piace ballare, saltare, ridere e ridere della gente che considero ridicola. Mi piace ballare male apposta. Devi sapere che amo i cambiamenti, i viaggi ma sopratutto la cosa che amo di piú in tutto il mondo é la musica. Se io ho la musica, allora sono felice.

Devi sapere che ho questo blog, dove scrivo le cazzate che penso e sento. E che questo mi fa bene.

Tu devi sapere che odio la gente che si lamenta e non capisco la gente che si annoia e non fa niente per divertirsi. Che non sopporto alla gente che non ha curiositá.

Tu devi sapere che non mi piace parlare tra ambienti, che se siamo nella stessa casa puoi venire in cucina invece di gridare dal bagno. Che non sopporto la gente che grida ne quella che sbatte la mano sopra il tavolo quando si arrabbia.

Devi sapere che mi piace fare la pipi con la porta aperta.

Tu devi sapere che io, tutte le sere devo togliermi le lenti a contatto, lavarmi i denti e mettermi un apparecchio e una crema al meno per altri dieci anni.

Tu devi sapere che anche se non posso bere, mi ubbriaco in altri modi e molto di piú di altri.

Tu devi sapere che io per sentirmi bella devo fare un sacco di cose. Ma ultimamente il tuo sguardo mi basta.

Tu devi sapere che molte volte mi piace mettermi il costume di figa, i tacchi, le gonne strette e andare dal parruchiere e comprarmi maglie che useró solo una volta.

Tu devi sapere che quando mi faccio la doccia canto e ballo le canzoni piú commerciali. E pure mentre cucino. Devi sapere che amo cucinare. E sopratutto se é per altri. Ma non mi piace decidere che si mangia.

Devi sapere che mi piace molto conoscere gente nuova, posti diversi, che me piace esplorare in tutti gli ambiti di questa vita meravigliosa. Che mi piace rischiare. Che non mi annoio mai.

Devi sapere che ho capito che innammorarsi non é un problema, é la cosa piú bella al mondo. E ho capito pure che non é una sensazione intellettule ma fisica. Come adesso, che mi fa male qualcosa dentro perché non ti vedró per un po.

Devi sapere che non mi piace essere il centro dell’attenzione. Ma devo sentirmi fondamentale o speciale per ognuno.

Tu devi sapere che non mi piace fare molte domande ne riceverle. Ma m’interesso e mi piace sentire che gli altri si interessano.

Devi sapere che mi piace la letteratura ma non discutere. Che é un piacere mio che non mi va di condividere. E lo stesso con il violino.

Che guardo tanti film che li confondo. Che non mi ricordo mai un nome.

Tu devi sapere che io faccio tutto quello che mi propongo. Che sono fortunata. Che ho moltissimi amici e tanta gente che mi vuole bene davvero. Che quando é il mio compleanno la casa sembra una discoteca e sono tutti amici del cuore.

Tu devi sapere che io non chiudo nessuna porta.

E se con tutto questo che adesso sai ancora vuoi stare con me. Allora succederá. Perché pure io lo voglio.

lunes, 3 de marzo de 2014

mambo oltreoceanico

Le cose più brutte della vita dell' essere umano sono tutte quelle che non fanno andare avanti la vita stessa. 
Quei vuoti che si creano tra desideri e fatti concreti

La cosa più brutta, però, è la pigrizia, quando proprio non si riesce a desiderare... Io non l'ho mai provata

La cosa più brutta è la pigrizia e la noia. Fare ma non volere, non trovare scopi, salti, sbalzi... che brutto... mai provata...

La cosa più brutta è la distanza. Tutto quello che vuoi è lontano. Magari neanche tanto, ma è lontano. E non parlo della distanza metaforica o poetica, è la fisica la cosa più brutta. Non é un sogno che non riesci a raggiungere, é una persona che non puoi abbracciare.

Fa male. Fa male agli occhi, alla pelle. Fa male guardare il cielo e non vedere aerei. Fa male cominciare a dimenticare una voce, uno sguardo e quella carezza. 

Il cervello, il corpo, il cuore si spezzano tra desideri ricordi e fatti e non si va avanti. E non c'é soluzione. 

La cosa più brutta è la distanza, quella l'ho provata. E fa male davvero.

Sbrigatevi ad inventare il teletrasporto, che a me manca qualcosa.

viernes, 28 de febrero de 2014

belli mambi belli

La scadenza non accade mai, il tempo non si ferma ma tutto continua ad essere cosí: tranquillo, sicuro e bello. Nessuno cerca problemi dove non ci sono, nessuno si lamenta, nessuno si sbriga.

Ci vediamo, mi piaci e ti piacio, ci baciamo e facciamo l’amore. E non c’é nient’altro da fare.
Ogni tanto usciamo, camminiamo senza scopo, prendiamo un po d’aria e mangiamo qualcosa buona. Poi torniamo a toccarci, senza una destinazione finale, solo il piacere si sentire il caldo dei nostri corpi.

E poi, quando un giorno ti annoierai, io saró un’altra. Che conoscerai e ti piacerá. E scopriremo che si possono condividere pensieri con le mani, senza parlare. Scopriremo che é bello svegliasci e abbracciarci di nuovo. Che questa nuova persona é bella da guardare.

E usciremo a camminare senza scopo, mangieremo qualcosa e torneremo perché avremo bisogno di stare uno dentro l’altro. Senza scopo. Poi tu ti addromenterai e io balleró da sola in un’altra stanza.
Allora tu ti sveglierai e ballerai con me, e riderai tanto delle mie ridicole mosse e io delle tue. Mi bacierai. E ti toccheró. E faremo l’amore. E mangeremo.

Poi un giorno arriverai a casa e io saró ancora un’altra. Una donna molto diversa che ti aspetta solo a te con un piatto straniero che ti piacerá tanto. Non parleremo delle cose che non si dicono. 
E ti piacerá quando ti bacieró e pure a me piacerá.


miércoles, 22 de enero de 2014

mambo latino

De esta ciudad hecha de piedras, con murallas medievales y callecitas suaves
Con luces de museo que exhibe amables bicicletas

De esta ciudad que me enseña y me demuestra
De qué se trata la armonía y la melodía

Que me regala sonrisas de los bares, negocios y esquinas
Y me hace sentir parte de una escena importante
De alguna de esas novelas latinas

De este país de me vió crecer
Muchas veces
Que me vió equivocar hace tiempo
Ser protagonista de las más increíbles historias
De amor y de cuerpos modelo

De este país en el que aprendí a leer y escribir
Y que hoy me enseña la historia de la imitación más hermosa
Que hizo el hombre

De esta caja de cristal
Dove la lingua regola la bellezza

Donde los abrazos son lujos que me permito
De donde me dijeron
Sei affascinante
Y yo supe reaccionar

De este escenario donde suenan
Todas mis músicas
Y de donde se escribieron
Los mejores alfabetos

De este cuento de hadas

Yo me iré, un día
Para tener un final feliz
En otro lugar

(mejor)

lunes, 9 de diciembre de 2013

Estallido de mambos

A todos los que están
-A tutti quelli che ci sono-

Este año engordé mucho, comí sin clasificar y hace un rato que no dejo de explotar en estrellas para formar el espectáculo más imponente.

Sale una estampida de amigos nuevos, de esos que nunca se va tan lejos, aunque viajan mucho.
Brotan salsas, juegos con pelotas que no lastiman, bicicletas nocturnas y playas de América del Sur. Compartimos casas, fiestas, canciones, cantantes y muchas palabras.

Estallo y estallan alegrías y abrazos inolvidables. Sonrisas que me enseñaron a sonreír hace tiempo.

Estalla la música, semifusas de orgasmos, alfabetos no escritos y acordes infinitos que vuelan al ritmo de todas las canciones.
Corre como con vergüenza la primera banda y se pone en la fila de nuevo.

Gritos y carcajadas de felicidad. Llantos de delicia en los rincones más recónditos de las discotecas, arenas, calles de la ciudad de los aires buenos.

Las ciudades antiguas se disparan y rebotan esperando que vuelva a tragarlas. Y toda su gente me reencuentra sin el paso de los años. Piedras, callecitas, lenguas y viejos amores pican alto y ruedan.

Se ríen también los viajes que nunca llegan a extrañarme. Se ríen las cuentas de los aviones que tomé. Salen como picando las playas de Uruguay, Italia y Brasil. Me vienen a abrazar de nuevo los vientos de la Europa antigua. Estallan en risas contagiosas todos los medios de transporte que existen.

Me mira Simón que estalla chiquito y despacito y pronto me mirará Manuel, que estallará de la mejor canción. Una uvita esboza una carcajada.

Estallan viejos amigos, familias de sangre multicolor que circulan mi cuerpo desde que el primer mambo me conoció. Hacemos una ronda y gritamos hacia arriba.

Se disparan como fuegos artificiales los amores intensos, los platónicos, las confesiones de amor más sinceras e inoportunas y las historias perfectas que duran segundos y las despedidas que valen la pena. Se chocan y arman un espectáculo de mil colores que aplaudo desde acá.

Suenan todos los mambos que produje y concluyen este espectáculo de lo mejor. .. estallan, se estrellan e iluminan mis sentidos.

desde en un rincón del mundo... brindo contigo, ¡salud!

sábado, 23 de noviembre de 2013

Mambo de un prefacio

 ...de un libro que todavía no sé de qué se va a tratar..


Me dijeron que las categorías “pueblo”, “ciudad” y “metrópolis” tienen que ver con la cantidad de gente que las habita. Seguramente tenga que ver también con el tema comercial: ciertas cadenas alimentarias, la agricultura, el mercado inmobiliario.
Yo viví siempre en una metrópolis, pero armé mi ciudad dentro de ella. Ahora vivo en un pueblo, y la vida es otra cosa.
Hace muchas semanas que no tomo un medio de transporte y que no invierto más de un minuto para trasladarme de un lugar a otro. Mi cuerpo se acelera cuando camina hasta que entiende que el tiempo es la agricultura que mantiene este lugar.

A pesar de que el tiempo es lo que sobra, casi nunca sé qué hora es. Cada vez que me lo pregunto, algo me distrae y el enigma sigue quedando inconcluso.
Hace unos días aprendí lo que siempre quise: a llegar tarde. Y soy la mejor.
Es como mirar el mundo de otra manera: es dejar de esperar, es entender que nadie espera a nadie y que todo pasa si conviene. 
Ahora entiendo tantas cosas de la gente que más quiero y los quiero más todavía. Porque las personas más inteligentes que conozco son las que más tarde llegan.

En cinco minutos pueden pasar muchísimas cosas o una muy importante. Hoy salí de casa, llegué al mercado, compré un gorro, me lo puse y me encontré con un amigo en el centro. En cinco minutos. Y si me hubiese quedado en casa, no llegaba a hervirse el agua para el té en ese tiempo. Cinco minutos dura una canción hermosamente larga.

La categoría de la metrópolis, la ciudad y el pueblo debería regirse por el tiempo del que la gente dispone, siendo éste inversa y estúpidamente proporcional a la cantidad de habitantes.

Bogotá, Guayaquil, Río de Janeiro, Montevideo, Buenos Aires, Roma, Amsterdam, Rosario, Lucca, Matera, Taganga, Península de Valdez.


Continuará…

jueves, 14 de noviembre de 2013

mambo de la impotencia

Una de las peores sensaciones que un ser humano puede sentir es la impotencia. Ese momento terrible en el que se da cuenta que es solo un ser humano y nada puede controlar ni cambiar por fuera de sí mismo. Como cuando hay que seguir órdenes de los superiores, como cuando el bebé no deja de llorar, como cuando él está enamorado de otra mujer.
La impotencia se mezcla con la bronca, que se confunde con el capricho, que se define como la mayor manifestación de la falta de madurez o como la obsesión adulta.
Se enamoró de otra. ¿Qué voy a hacer? Y nada, sigo con mi vida y seré feliz con otro.
Ojalá pudiera pensar así. Pero no: quiero hablare y decirle que me da bronca, que sé que no tiene sentido, pero que no puedo entender que no me deje controlar su corazón.
Y va a pensa rque estoy loca, y si, pero no por pensarlo, sino por decirlo...

Que yo quería bailar una vez más y para siempre, que yo quería que me miraras a mí...
Que pensé que podía tocarme como nadie
que podía descubrirme... pero no lo vió..

Intento descargarme con este escrito y único que logro es entender que yo esto ya lo sabía. Que lo percibí desde la primera vez que lo vi. Y entonces soy culpable de mi impotencia y, por ende, la más hipócrita.
Pensé que casi me quedo, pensé que casi me entrego... casi... menos mal...
Un, dos, tres, un dos, tres, respiro. Se me aparece su cara, su baile, su voz… Un dos tres… un dos tres cuatro… su mirada…
Basta, no se merece que llegue al cinco.
Lo anoto acá: seguir mi instinto. Puede ser aburrido, pero me va a ahorrar estas sensaciones apestosas.

Un dos tres, yo sabía… Un dos tres… basta. Un dos tres… no me mires… Un dos tres cuatro… anda, sé feliz… Un dos tres cuantro… volv…